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IL MAGICO MONDO DEI TUTÙ: LA STORIA

IL MAGICO MONDO DEI TUTÙ: LA STORIA

Le parole sono associate ad immagini.

Quando qualcuno dice BALLERINA ciò che la nostra mente evoca è un’eterea danzatrice in chignon che indossa un abito leggero con una gonna in vaporoso tulle.

Eccoci, quindi, alla seconda parte del nostro articolo dedicato al “MAGICO MONDO DEI TUTÙ” in cui parleremo di come è nato e di come si è evoluto nel corso del tempo.

Il nome ha un’origine francese piuttosto spiritosa, la parola “tutu” è un vezzeggiativo per indicare il fondoschiena, la parte del corpo su cui si poggia la parte più vaporosa dell’indumento.

Il costume, indossato dalle ballerine nei balletti classici, varia considerevolmente al variare della scenografia del balletto rappresentato, e si caratterizza da una mise di corpetto e gonna più o meno vaporosa, generalmente in tulle.

Il balletto nasce alla fine del 1600 e la prima donna salì su un palcoscenico nel 1681. In quel periodo i ballerini uomini o donne, erano soliti indossare maschere, parrucche e scarpe col tacco insieme a dei vestiti considerati inadatti per l’esecuzione dei movimenti…

In particolar modo le donne erano avvolte in dei bustini con stecche, corpetti, gonne lunghe e ampie, mentre gli uomini erano caratterizzati da fasce sui fianchi, ricami vistosi e calzamaglie aderenti.

Ma come nasce il tutù?

Non stupisce che la rivoluzione arrivò proprio dalle due più importanti ballerine francesi dell’epoca e rivali tra loro: Marie Camargo e Marie Sallé, stanche dei pesantissimi abiti di scena che le costringevano in stretti bustini e scarpe con il tacco, alleggerirono la loro danza partendo proprio dai vestiti di scena. Marie Camargo levò le scarpe col tacco e accorciò la gonna ed eliminò le maschere; Marie Sallé tolse la struttura ingombrante della gonna per indossare una tunica.

La rivoluzione di fine ‘700Alla fine del secolo, il balletto si evolve ancora e il tutù fa la sua prima comparsa grazie a un altro nome importante del balletto: la danzatrice italiana Maria Taglioni.La sua celebre esibizione in “La Sylphide”, passerà alla storia per due motivi:

il primo è senza dubbio l’esecuzione della coreografia interamente sulle punte, per la prima volta in assoluto; il secondo, invece, è legato proprio all’abbigliamento della Taglioni, che portò in scena un candido vestito leggerissimo, un tutù disegnato appositamente per l’occasione dall’artista Eugéne Lami.

Le silfidi, infatti, sono figure femminili della mitologia greca, che vivono nel vento e pertanto sono associate ad una figura alta, snella, slanciata e particolarmente leggiadra. Per uno spettacolo del genere, era quindi necessario un costume che incarnasse tutte queste caratteristiche: il tutù disegnato da Lami era bianco, con un corpetto aderente con spalle scoperte e piuttosto rigido, ed una gonna molto particolare.

Il primo strato prevedeva una sottogonna in tarlatana, un tessuto di cotone più compatto e rinforzato, ma ugualmente leggero, con al di sopra un velo di mussolina drappeggiata, a forma di campana, che si interrompe al di sotto del ginocchio o all’altezza delle caviglie.

L’evoluzione

Questo nuovo costume passerà alla storia con il nome di “tutù romantico” e diventa d’obbligo per tutti i balletti dell’epoca. Seguirà Giselle e tutte quelle creazioni che hanno un “atto bianco”, un atto in cui danzano eterei danzatori che mettono in scena creature fantastiche.

Ancora oggi il tutù è ampiamente utilizzato nella maggior parte dei balletti classici.

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