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INSEGNANTE E ALLIEVO: UN RAPPORTO SPECIALE

INSEGNANTE E ALLIEVO: UN RAPPORTO SPECIALE

A partire dai primi maestri nelle corti francesi fino agli insegnanti di oggi, si sono evolute le modalità e il metodo, ma non quello che è racchiuso in questa relazione: la trasmissione da insegnante ad allievo di questa arte che è la danza.

Accanto alle conoscenze, le doti e le esperienze, l’insegnante di danza possiede una molteplicità di compiti e capacità relazionali che sviluppa e calibra a seconda di chi ha con sé in sala. Valorizzare le emozioni degli allievi, rispettare i loro stati d’animo, aspettare i “tempi tecnici” di apprendimento sono tutte capacità che rendono possibile la creazione di un rapporto, professionale e personale, tra l’insegnante e l’allievo che varia in base alle fasce di età.

Il maestro di danza non occupa mai il posto del protagonista, ma si offre al servizio di chi ha bisogno di una guida; la sua dedizione è qualcosa che si merita poiché cade laddove ritrova determinazione, impegno sincero, consapevolezza e senso di responsabilità. La sua figura rispecchia, in qualche modo, la maestra o il professore di scuola, l’adulto da ascoltare e a cui obbedire, con la differenza che nella danza rappresenta una guida per migliorare le proprie capacità all’interno della propria passione.

Fin dall’infanzia, è necessario consolidare alcune regole da utilizzare in sala e per una buona educazione al fine che, i piccoli ballerini, imparino a rispettare i propri compagni e l’insegnante stesso.

Quello che di più bello c’è nel rapporto tra insegnante e i piccoli allievi è il fatto di sentire regole e qualche rimprovero durante la lezione che, però, si conclude con la soddisfazione di aver fatto meglio di aver imparato cose nuove, di aver sperimentato e superato i propri limiti per puntare a nuovi obiettivi.

E’ fondamentale mettere solide basi per una forte relazione insegnante–allievo, soprattutto, per crescere insieme lezione dopo lezione.

Con danzatori un po’ più grandi, nella fascia d’età pre-adolescenziale fino ai 16 anni più o meno, è necessario condividere sempre più conoscenza del mondo della danza: il maestro è, infatti, dispensatore di sapere, tecniche e insegnamenti di vita. E’ chiamato ad aggiornarsi continuamente, mettersi in gioco e mettersi a completa disposizione dei suoi allievi quando sono in sala danza.

Rispetto e fiducia: ecco le due componenti che si evolvono con il passare degli anni, i due punti cardine di un rapporto in continua trasformazione. A quest’età, si ha voglia di imparare, di diventare come i grandi ballerini, si ha l’entusiasmo e sogni grandi puntando sempre più in alto, alla ricerca di cose nuove, stimoli e successi.

Non esiste niente di più bello per un insegnante, che ammirare gli allievi che si impegnano in modo intelligente, utilizzando gli strumenti che gli sono stati dati, facendoli propri, per produrre un movimento, armonioso e perfettamente calibrato, con padronanza, musicalità e presenza. Possono occorrere anche diversi anni prima di assistere ad un simile piccolo miracolo, persino per l’esecuzione dei movimenti più semplici che la tecnica preveda.

Ma l’insegnante è paziente e sa aspettare, è in grado di dare anche centinaia di volte la stessa correzione o la stessa immagine, in attesa che questa faccia presa, che getti radici nella consapevolezza e nella curiosità, che venga capita non solo con la testa ma nel corpo, per essere restituita attraverso il mondo interiore e l’immaginario creativo degli allievi. Il corpo è uno strumento che contiene in sé un’intelligenza antica e infallibile, che esula da quella cognitiva del cervello, e richiede un po’ più di tempo per sedimentare certe abilità. Una volta avvenuto il processo, questa intelligenza guida il corpo splendidamente, portandolo ad una danza matura, fluida e dinamica, che avviene al di là del pensiero, donando spontaneità e naturalezza anche all’impresa coreutica più virtuosa e tecnicamente impegnativa.

Questa intelligenza, sarebbe forse meglio chiamarla sensibilità, poiché permette di dare valore a tutto ciò che può accadere in questo spazio, penetrare nel dettaglio, essere presenti in ogni parte del corpo e in ogni fase del movimento.

Questa è l’intelligenza che il bravo insegnante stimola nell’allievo

Una volta imparate le regole, si riesce a vedere con più chiarezza la strada da percorrere per essere un bravo ballerino: si fanno propri i movimenti ripetuti all’infinito e l’osservazione reciproca tra insegnante e allievo non è più conoscitiva, ma introspettiva.

Il rapporto creato con l’insegnante cambia: chi ti ha portato per mano fino a quel momento, dice di camminare da soli ormai. Cambia il modo di vedere il momento della lezione, cambia il modo di vedere le tue compagne, cambia il modo in cui guardiamo il nostro riflesso allo specchio.

E’ un lavoro difficile quello dell’insegnante di danza perché, oltre alla capacità di condividere le proprie conoscenze, insegnare quello che è il proprio bagaglio personale, trasmettere la passione per la danza agli allievi, crescere insieme a loro, deve fare i conti con chi, ormai grande, ha la necessità di essere ascoltato e di sfogarsi attraverso la danza.

Il maestro di danza è in sala per aiutare i suoi allievi a migliorare, giorno dopo giorno.

Dedica il suo tempo alla crescita, tecnica e umana, dei suoi danzatori, è una forza ispiratrice, un compagno di vita, severo quando deve, complice quando può diventarlo.

“Il buon maestro è quello che sa tirar fuori da ogni allievo quanto di più unico ci sia in questo…”

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